Da Bottega a Società di Capitali

Baratti & Milano in Torino a cura di Elena Dellapiana, Isabella Massabò Ricci

1858

L’esercizio dei due confettieri canavesani (in Via Dora Grossa, l’attuale Via Garibaldi) - Baratti era nativo di Piverone e Milano di Bollengo - si presentava da un lato come bottega artigiana di produzione delle proprie specialità, dall’altra come attività di negozio che «usava i propri capitali per comprare e rivendere merce, prodotta da altri» specificamente acquisita per il commercio, come “Preparati dal Galvagno, Sciroppo del Galvagno per la tosse e infiammazioni, Vermouth e liquori, Ratffia di Adorno. Chartrose. Vini Esteri. Cognac di Francia. Curaçao di Olanda. Oggetti per strenne e via dicendo...”

I due prendono in affitto un locale in Via Dora Grossa (attuale Via Garibaldi) all’angolo con Via Fabro e scelgono anche loro, come la tendenza risorgimentale richiedeva ai tempi nelle Vie dei negozi, una devanture che è una delle prime comunicazioni commerciali in strada. La tecnica di spezzare la regolarità dei fronti negozio per creare effetto sorpresa quasi scenografica e imprimersi nella mente e nell’immaginario del potenziale acquirente non è ancora praticata dai commercianti all’epoca, forti di rapporti di fiducia consolidata, monopolio nei rispettivi settori merceologici o semplice ingenuità nell’entrare da principianti nel mercato cittadino; questa tecnica commerciale giungerà in città solo a cavallo dei due secoli, si svilupperà vivacemente e vedrà ancora Baratti & Milano nelle vesti di protagonisti della trasformazione.

Interno della confetteria Baratti & Milano dopo l'ampliamento del 1911 su progetto di Giulio Casanova e Edoardo Rubino,  in «L'ambiente moderno, II [1910-1911], tav. 85

Interno della confetteria Baratti & Milano dopo l'ampliamento del 1911 su progetto di Giulio Casanova e Edoardo Rubino,  in «L'ambiente moderno, II [1910-1911], tav. 85

1872

Vinse l’appalto Ulrico Geisser per conto della Banca Industriale Subalpina, progetto di Pietro Carrera.
Nonostante la Galleria abbia un nome che richiami all’Industria da subito diventa un luogo destinato al commercio ed al terziario: subito vi si trasferiscono diverse attività commerciali attirate dalla signorilità e della luminosità dell’ambiente.

Particolare della sala di ingresso su piazza Castello, Archivio dell'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, Fondo Casanova

Particolare della sala di ingresso su piazza Castello, Archivio dell'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, Fondo Casanova

1874 rinnovato nel 1879

Provvedimento del Ministro della Real Casa che conferma la concessione dell’uso del Regio Stemma e si riconosceva a Baratti e Milano la funzione di “Provveditori di S.M. il Re d’Italia e dei Reali Principi” e si concedeva la facoltà di utilizzare nell’insegna del negozio lo Stemma del Sovrano.
A tale brevetto si accompagnarono quelli del Principe Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta, di Alfonso XII di Spagna ed altri sovrani.

Brevetti per l'uso degli stemmi dinastici nelle insegne del negozio, Bra, Stabilimento Baratti & Milano, Archivio Storico

Brevetti per l'uso degli stemmi dinastici nelle insegne del negozio, Bra, Stabilimento Baratti & Milano, Archivio Storico

1899

Svolta nella storia aziendale, Atto di Costituzione di Società in nome collettivo con accomandita tra Giovanni Edoardo Bertone, Pietro Bianco, Pavesio per la fabbricazione e smercio di vini, liquori, confetteria e pasticceria, come socio accomandatario esiste solo più Edoardo Milano che nell’atto si fregia di titolo di Cavaliere.

"Soffitto della Confetteria Baratti & Milano. Giulio Casanova, in «L'ambiente moderno», II [1910-1911], tav. 86

"Soffitto della Confetteria Baratti & Milano. Giulio Casanova, in «L'ambiente moderno», II [1910-1911], tav. 86

1911

È l’anno del cinquantenario dell’unificazione nazionale festeggiata a Torino con un’Esposizione Internazionale dedicata all’industria ed al lavoro e il 5 febbraio 1911 viene inaugurato l’ampliamento del caffè Baratti & Milano. Un luogo in cui concedersi piccoli, preziosi piaceri: come la mitica “classica”, o la fresca “barattina” e le altre caramelle dure o ripiene, i gianduiotti, i cremini, le praline alla nocciola, le gelatine, i confetti. Prodotti entrati nella storia e nel costume, piccoli tesori dal gusto inconfondibile, in cui c’è tutta la sapienza della prestigiosa tradizione dolciaria torinese.

Medaglione sopraspecchiera simboleggiante l'autunno. Tondo in stucco di Edoardo Rubino (foto David Vicario)

Medaglione sopraspecchiera simboleggiante l'autunno. Tondo in stucco di Edoardo Rubino (foto David Vicario)

9 didembre 1942

I bombardamenti colpirono la sede di produzione di Corso Mediterraneo 132 distruggendo macchinari, attrezzature e merci nei magazzini.

1944

Con la Guerra ancora in atto si inizia la ristrutturazione della Caffetteria, ristrutturazione che verrà interrotta e poi ripresa tra il 1946 ed il 1948. Il colto recupero testimonia la ferma volontà di non privare la città di una tessera centrale del proprio tessuto socio-culturale.

1948-1985

Lo stabilimento di Corso Mediterraneo 132 si sposta in Via Mombasiglio 96 (dal 1958 in poi in Via Bistagno 6).

Da: Lucius Burckhardt, "Reise ins Risorgimento".

Da: Lucius Burckhardt, "Reise ins Risorgimento".

1992

Trasferimento della sede produttiva, da Torino a Bra (Cuneo).

2000

Il gruppo Piemontese Novi Elah Doufur acquisisce l’azienda.

 

1864

Esiste la necessità di trovare nuovi spazi che coincide con la più importante e traumatica trasformazione della città nel corso del XIX secolo: la perdita del ruolo di capitale d’Italia da parte di Torino. Torino si era svuotata di uffici, funzionari, diretti a Firenze. Dunque molti locali ed edifici vengono immessi nel Mercato e Torino è alla ricerca di una nuova identità senza abbandonare completamente quella faticosamente costruita nel processo di unità nazionale con i Savoia.

Il problema investe con forza la parte di città alle spalle di Piazza Castello, proprio dove il primo Parlamento subalpino era in fase di ultimazione quando divenne inutile circondato da uffici demaniali come il Palazzo delle Finanze (isolato che si affaccia sull’odierna piazza Carlo Alberto e abbraccia parte di piazza Castello). Per questo palazzo venne richiesto dal Sindaco un progetto per giungere ad una ristrutturazione funzionale con un occhio al commercio, mettendolo in vendita sì ma con una clausola interessante: l’edificio verrà assegnato non solo a chi farà migliore offerta ma a chi presenterà il più efficace progetto di ristrutturazione, compresa la costruzione di un passaggio che metta in comunicazione i portici di piazza Castello con quelli di palazzo Carignano, diciamo che si cercava un passage una galleria pedonale.

Giulio Casanova, Edoardo Rubino, l'uso decorativo degli stemmi della dinastia sabauda nella confetteria Baratti & Milano

Giulio Casanova, Edoardo Rubino, l'uso decorativo degli stemmi della dinastia sabauda nella confetteria Baratti & Milano

1874

Baratti & Milano decide di cambiare sede, data ormai la loro fama, la bottega di Via Dora Grossa era del tutto inadeguata.
Diventa da subito una delle sale da tè più frequentate della città, luogo dispensatore di delizie e replica della Galleria dell’Industria, luogo del passeggio e del commercio: la flânerie parigina trova il suo riflesso anche nel cuore di Torino grazie anche alle specialità di Baratti & Milano e alla loro capacità di attrarre clientela.

La lettura dei primi anni dell’impresa alla quale dà vita l’opera dei due confettieri canavesani, Ferdinando Baratti e Edoardo Milano, compare nella “Cronaca cittadina” della Gazzetta Piemontese che il 1° Febbraio 1875, segnalava:

"...Galleria Carrera (Galleria dell'Industria Subalpina)... e poiché siamo nella Galleria accenniamo ad un'altra apertura di fondaco; per l'importanza di questo può quasi dirsi un'inaugurazione quella della splendida bottega dei Signori Baratti e Milano, la quale avrà luogo questa sera alle sette.
Lo sfarzo ed il buon gusto anche qui se la contendono e finiscono per accordarsi in un'armonia piena e di bell'effetto. Specchi di grande superficie - uno di questi, il maggiore forse che ci sia a Torino-, sculture di legno di noce artisticamente eseguite, dorature splendidissime, e a degno accompagnamento di tanta eccellenza di apparati e forma, può dirsi la bontà squisita della sostanza, vogliamo dire dei prodotti dei miracolosi fornelli dei signori confettieri. Questi dal loro fondaco, posto quasi a un capo estremo di Torino, colla bontà della loro merce, seppero acquistarsi rinomanza delle prime e clientela numerosissima per tutta la città: figuratevi che cosa sarà ora che sono venuti a piantare le loro tende - e che tende! - nel bel mezzo del centro più popoloso e più elegante di Torino.”


L’articolo consente di fissare tre importanti punti: 1. La data del trasferimento del Fondaco dei “ Signori Baratti e Milano “ nella splendida nuova bottega, aperta nella Galleria dell’Industria Subalpina, di recente costruzione a cura di Pietro Carrera, all’angolo verso Piazza Castello ( sviluppa qui la grande sala della confetteria che trovava pure moderata estensione nel sottoportico di Piazza Castello con “ due vetrine invetriate” inoltre dal disegno del Carrera si evince la destinazione d’uso degli ambienti progettati in funzione di negozio da pasticciere, confettiere e liquorosa con annesso laboratorio al piano sotterraneo).
2. La qualità ed il prestigio dei prodotti “nati dai miracolosi fornelli dei signori confettieri” Ferdinando Baratti e Edoardo Milano.
3. La collocazione della preesistente Bottega “posta quasi ad un lato estremo di Torino” così era considerata la posizione del tratto di Via Dora Grossa (l’attuale Via Garibaldi) all’angolo con Via Fabro, a ridosso del perimetro della cittadella.
Il negozio si estendeva sopra un’area di 163 mq, con uno sviluppo in lunghezza di 25 metri.
Percorso da una serie di vetrate sul lato della galleria, aveva un solo ingresso dai portici di Piazza Castello, denominata in questa parte “portici della fiera”.
L’antica facciata, più sobria rispetto all’attuale ed essenziale nei contorni, era di granito rosa, con serramenti in legno di noce intagliato.

1905

Si provvede alla Costituzione per atto notarile della “Società Anonima per Azioni Baratti e Milano con durata trentennale” L’attività del prestigioso negozio, dotato di un suo laboratorio, verrà poi integrata dalla produzione di una propria grande ed organizzata struttura industriale, realizzata nella città di Torino (Corso Mediterraneo 132). Si realizzava così una efficace struttura idonea ad accogliere magazzini, depositi e distintamente le varie lavorazioni dei prodotti della tradizione di Baratti&Milano, cui nel 1937 si aggiungerà la produzione del vermouth e degli aperitivi a base di vini. 1906 la società, a tutela dei propri prodotti, deposita presso la Regia Prefettura di Torino un “Marchio di Fabbrica” che, nella sintesi grafica dell’immagine adottata informa sui dettagli produttivi ed organizzativi dell’azienda tra cui l’apertura di un nuovo negozio nel cuore della città di Milano, in Piazza Duomo. Nei laboratori annessi al negozio si preparano dunque, fino alla successiva realizzazione di un apposito stabilimento, la pasticceria, il cioccolato e le caramelle. Queste ultime curate con speciale attenzione, costituiscono a lungo il prodotto principale della confetteria. Un vasto insieme di ricettari dal 1906 al 1950, coperti ancora oggi da riservatezza (Ricette in Archivio Storico, stabilimento di Bra della Baratti&Milano conservate in Carte Antiche), ci informa su componenti, profumi, costi delle materie prime, luoghi di possibile esperimento di tali ingredienti nonché sulle tecniche di lavorazione.

"Orologio della Confetteria Baratti & Milano. Mobili e decorazioni di Giulio Casanova", in «L'ambiente moderno», II [1910-1911], tav. 87

"Orologio della Confetteria Baratti & Milano. Mobili e decorazioni di Giulio Casanova", in «L'ambiente moderno», II [1910-1911], tav. 87

1909

La Baratti&Milano acquisisce ulteriori camere nel sottoportico ed affida il progetto di trasformazione ed ampliamento dell’originaria confetteria all’architetto Giulio Casanova in collaborazione con lo scultore Edoardo Rubino alla vigilia dell’inaugurazione dell’Esposizione Internazionale del 1911.Casanova e Rubino lavorano nella direzione di utilizzare il linguaggio dell’Art Nouveau come una chiave di ribellione nei confronti della misurata regolarità dell’ex capitale sabauda ( si conobbero nel 1902 all’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative al Valentino) cercando di interrompere l’impianto della città tardobarocca e ottocentesca. Moltissime e importantissime le citazioni positive di riviste e critici d’arte e d’architettura. Le due nuove sale furono concepite con grande raffinatezza e gusto dei particolari: dai pavimenti ad intarsi in marmo verde su un fondo di marmo giallo la decorazione nella parte inferiore delle pareti si alza in un lambris di mogano scuro, appena movimentato da leggeri profili e sottili decorazioni ad intaglio, opera del Capisano, celeberrimo maestro del legno dell’epoca. Sopra, la decorazione delle pareti continua in un fregio a ornamento che rappresenta una serie di targhe dorate sorrette da doppi cordoni con incisi i nomi dei migliori prodotti e il soffitto è interamente lavorato e dorato, come gli stipiti delle porte, delle cornici e della specchiera.  Nelle sale l’arredo è completato dai tavolini con piano di marmo chiaro e dalle belle sedie foderate in cuoio e la luce dei nuovi locali è data da una serie di raffinate lumiere in cristallo.  Sul fronte del massiccio banco in marmo è incassata, in tre scomparti, la scultura bronzea del Rubino.

"Esterno della Confetteria Baratti & Milano. Decorazioni di Giulio Casanova, Sculture di Edoardo Rubino", in «L'ambiente moderno», II [1910-1911], tav. 81

"Esterno della Confetteria Baratti & Milano. Decorazioni di Giulio Casanova, Sculture di Edoardo Rubino", in «L'ambiente moderno», II [1910-1911], tav. 81

13 LUGLIO e 8 AGOSTO 1943

Bombe dirompenti si abbattono sulla Galleria Subalpina danneggiano quasi del tutto la Galleria ed in parte il Caffè distruggendo gli arredi in vetro rovinando largamente il mobilio in legno.

17 AGOSTO 1943

Una terza incursione colpì il negozio direttamente con una bomba incendiaria penetrata nei locali attraverso il cortile provocando gravi distruzione di marmi, legni, specchi, lampadari, stoffe, bottiglie, stoviglie, etc

24 LUGLIO 1944

Bombardamenti distrussero nuovamente macchine, impianti, merci e gran parte del fabbricato di Corso Mediterraneo

1985

Il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali impose il vincolo di tutela sul locale e sugli arredi, riconoscendone così l’importante valore storico.

2003

La proprietà ha realizzato un approfondito restauro conservativo del prestigioso locale, riportando gli arredi gli stucchi, i decori, i marmi, gli intarsi in legno, la facciata e le vetrate allo splendore delle origini.


PUBBLICITÀ MODERNE
E RIFLESSI LETTERARI DI UN CAFFÈ ELEGANTE

Già nel cambio di sede, la Baratti & Milano si allinea alle abitudini di altre imprese commerciali, dotandosi di marchio, carta intestata e materiale pubblicitario. La carta intestata, prima forma di comunicazione commerciale, presenta i servizi forniti dalla Ditta - allestimento di feste, cioccolato e vini di lusso- e la qualifica di fornitori della Real casa. Contemporaneamente le prime, ingenue, cartoline pubblicitarie slegate dal prodotto vengono distribuite alla clientela.
Si personalizzano le scatole per caramelle, per esempio, con litografie a rilievo su latta che sono l’alternativa alla vendita di prodotti sfusi, almeno per merci di una certa fascia di valore. Si inizia a definire una grafica caratterizzante, prima quella del marchio, poi la carta che avvolge le caramelle e infine con l’allineamento della “comunicazione” alla cartellonistica tipica del periodo Art Nouveau e Decò. Due esempi di notevole qualità entrambi legati alla caramella classica e al suo incarto sono, da un lato, i manifesti e le cartoline firmate da Pluto negli anni ‘20, (l’immagine di una ballerina acrobata con abitino e cappello fatti dagli incarti delle caramelle) e dall’altro, giungendo alla fine degli anni ‘50 , i due manifesti firmati Armando Testa, uno solo dei quali venne distribuito (l’incarto della caramella Classica diviene l’improbabile copricapo sovradimensionato di una compita domina, bellezza alla Lollobrigida, ritratta in abito da sera con tanto di collier di perle). Più avanti, nel centenario della fondazione, si utilizzò anche l’altro manifesto di Testa: un buffo soldatino nell’atto del saluto militare. La lezione di astrazione, semplificazione e ironia spesso dissacrante di trent’anni di grafica e cartellonistica di Cappiello, Dudovicyh, Seneca, Depero viene raccolta da Testa che unisce, nella grafica per Baratti & Milano l’innovazione del linguaggio pubblicitario all’immagine tradizionale della “torinesità” ben traducendo lo spirito di una città laboratorio, di dolciumi come di idee, saldamente ancorato alle proprie tradizioni culturali e di costume.

Le fasi di sviluppo del Caffè Baratti riflettono un’elaborazione della cultura di progetto che, in consonanza con le fasi del contemporaneo, comprendono in maniera inclusiva tutti gli aspetti della progettazione, dall’architettura alla scala urbana, dalla decorazione alle arti applicate, dalla grafica alla comunicazione in un progetto globale che ha contribuito ad affermare e consolidare il culto della sosta prolungata al caffè, per gustare piccole dolcezze e bevande, ma anche parti di città e ambienti d’antan. Nel 1959 Lucius Burckhardt, nel suo Reise ins Risorgimento, Turin und die Einigung Italiens descrive le meraviglie torinesi e soprattutto ci delinea una categoria di Caffè, presenti in Torino soltanto, che non sono più locali per una rapida consumazione, ma ambienti eleganti e accoglienti che sprigionano un’inconfondibile onda di signorilità affabile e discreta, ambienti ove, singolare sensazione anche per uno straniero, ci si sente come a casa propria. Entrando sembra di essere stati attesi, senza impazienza, per lungo tempo. Locali così ospitali, aristocratici e familiari allo stesso tempo sono descritti dall’autore, e spicca tra tutti “lo scintillante Baratti & Milano”, che per l’autore è “una Pasticceria, Confetteria, con i suoi specchi, vetri, candelabri, con i suoi legni pregiati, cristalli, con i suoi impeccabili camerieri ed il suo altrettanto impeccabile pubblico di contesse”. Per l’autore questo o nessun altro posto poteva essere il preferito di Nietzsche. In base alle molte citazioni, liste e mappature di caffè torinesi, dobbiamo supporre che alla fine dell’Ottocento Baratti fosse conosciuto in città più che come “caffè” come punto di ritrovo, quale produttore-venditore di caramelle, di cioccolato e di dolciumi, come confetteria. prece raramente citano Baratti & Milano nella mappa dei caffè di Torino.

L’entrata in scena della Caffetteria Baratti & Milano è segnata dalla famosa poesia di Gozzano che scrisse nel 1907, Le Golose. Confetteria Baratti. Questa poesia è rimasta un’icona e insegna del locale, la figurazione eletta di Baratti & Milano che si è poi tramandata nella memoria della città. Un’immagine di muliebrità, di eleganza e di galanteria che trova la sua cornice più adatta nell’ornato scintillante interno del locale. Guido Gozzano venne più volte visto sotto i portici di Piazza Castello e pigiato nella gran ressa della buvette di Carpano e partecipare al “five o’clock” di Baratti &Milano per godersi lo spettacolo delle signore e signorine che mangiano le paste. Il “poemetto” uscì sulla Gazzetta del Popolo della domenica nel luglio del 1907.
Il componimento ha carattere elegante e lieve, un vero e proprio divertissement prettamente torinese, fortemente ironico, corrosivo ed esplicitamente anti dannunziano. Il lessico utilizzato ne fa un unicum nell’universo gozzaniano. Molte le differenze tra i caffè torinesi, per esempio il Fiorio ed il Nazionale furono riferimento di opposte fazioni politiche, con conseguenti vivacissime contrapposizioni e polemiche. Il Meridiana fu frequentato da De Amicis e Giacosa. Al Perla c’era il ritrovo delle celebrità politiche e letterarie negli anni post rinascimentali. Il Molinari (già nel 900) fu punto di ritrovo oltre che dei giornalisti della vicina La Stampa anche di Gozzano ed amici, com’è noto, qui Carassio ed Oxilia scrissero la loro celebre commedia “Addio, Giovinezza!”. Al Patria ci fu il cenacolo dei pittori. I caffè letterari, dalla rassegna di Enrico Falqui, furono tra gli altri il Fiorio, il San Carlo, il Carpano, il Patria ma non il caffè Baratti, anche se ingenerosa è oggettiva la sua esclusione, in quanto la più famosa immagine letteraria esistente su un caffè di Torino fu proprio la poesia gozzaniana. Il locale fu ambito. Ben a ragione avrebbero dovuto allora collocarlo tra i caffè letterari della città, dato che ha ispirato memorabili versi di uno dei più grandi poeti del novecento italiano, sebbene allora non considerato “letterario” il Caffè è entrato nella storia dei caffè torinesi portando l’elemento di mondanità, di aristocrazia e galanteria.
Citiamo, del 1954, dalla Rivista del Comune “Torino”, l’articolo “L’ultimo caffè dell’anteguerra: Baratti & Milano”: “Il caffè era nato come ritrovo del ceto elegante, che si teneva in disparte dalle discussioni politiche e culturali e dall’avventuroso disordine della “Bohème” vera e povera. Ceto formato essenzialmente di nobili, di militari, di ricchi borghesi, che si interessava di industria, di corse, di spettacolo, di attrici. I frequentatori di oggi appartengono ancora alla alta ufficialità, alla ricca borghesia, alla superstite mobilità: soltanto si avvicendano nelle sale con eleganza più uniforme.”
Baratti & Milano rimane allora così un luogo non di accese diatribe politiche o letterarie ma un luogo per un pubblico elevato che si riunisce nel bel caffè per godersi qualche specialità dolciaria della casa, per gustare la venustà lussuosa dell’interno e apprezzare le bellezze femminili che arricchivano il locale, radiose e leggiadre che non riguardava solo le frequentatrici ma anche le commesse, al personale.

Dopo i restauri del 1911, si dice del Caffè: ”ambiente davvero fine e signorile, anzi con una nuance di moderna regalità e che doveva, in quel favoloso 1911 torinese contare anche come qualcosa di simbolico, di rappresentativo dell’orma di agiato ottimismo e di mondanità che abbracciava la città.
Thovez, su “La Stampa” del 15 febbraio 1911 procede ad una competente e assai favorevole analisi del restauro appena compiuto da Casanova e Rubino.

C’è un rombo nel centro storico di Torino, compreso fra quattro angoli: palazzo Chiablese, Teatro Carignano, cinema Romano d’essai, Teatro Regio. Vi è inserito un punto trigonometrico in cui si incrociano i cammini provenienti dalle quattro direzioni. Cosicché chi va o chi viene inevitabilmente incrocia e sosta sotto il portico di piazza Castello nel suddetto punto: il caffè Baratti & Milano. Torino con questo acquisto entra signorilmente nel corteo dei grandi caffè europei e aspira a vedersi riconosciuta una parentela viennese con il Sacher, parigina con i Deux Magots, triestina con il Caffè degli Specchi… Qui succedono cose meravigliosamente mondane da quando (1916) scocca il fidanzamento tra la Caffetteria Baratti & Milano ed il Romano. Dal 1958, partì la vera collaborazione tra il teatro ed il caffè, Vittorio Gassman inaugurò il Romano con due ore di recital poetico e prese il via una stagione di teatro e cinema d’essai che doveva riportare ospiti illustri, prima o dopo ogni spettacolo, alla degustazione da Baratti. Apparve a sentir Gassman pure Caterina Boratto che di lì a poco avrebbe ripreso una straordinaria carriera con Fellini. Omaggiano il caffè in Addio, Giovinezza! gli autori Camuso ed Oxilia dell’amata operetta.
La Cooper (Fabbrica d’Automobili), girando Colpo all’italiana, omaggiano il caffè e la Galleria con scene meravigliose di corse sfrenate attraverso la Galleria Subalpina.
Mimmo Calopresti in Preferisco il rumore del mare, utilizza uno dei tavolini del caffè per riprendere Silvio Orlando con figlio ed amico. nel 1958 nasceva anche a Torino il Museo del Cinema e molto accadde in quegli anni in collaborazione con il Cinema Romano e moltissimi i grandi personaggi che passarono a prendere il miglior gelato e dolci meraviglie al Caffè Baratti, accompagnati dalla grande Maria Adriana Prolo ci furono anche aperitivi con Hitchcock e Fellini. Su un tavolino in fondo a destra nella sala da tè del salone Baratti si sono trovati Peppe de Santis, Massimo Girotti, Paolo Gobetti e Alberto Blandi. Molte le occasioni del Caffè di ospitare la Grande Storia. per esempio, l’incontro storico tra Michelangelo Antonioni e Zhong Guo, si bevve ma non si ricorda cosa.
Molti petit blancs furono bevuti con gioia da Catherine Sauvage, un bicchiere si bevve a fine spettacolo tra tra Giulio Einaudi e Gisela May venuta a Torino dal Deutsches Theater di Berlino. Florinda Bolkan amava follemente i marrons glacés, Laurent Terzieff che amava i cappuccini fino a Paolo Sorrentino durante le riprese del Divo che si intrattiene con amici in un angolo del Baratti e Margherita Buy con Silvio Soldini che nell’amezzato parlano di Giorni e nuvole brindavano al loro auspicato successo. Senza dimenticare due bellissimi passaggi artistici uno troppo in anticipo l’altro troppo raffinato emblema di una cultura mal conosciuta. Fine de Partie di Beckett (bravissimi Massimo Scaglione regista e gli attori Renzo Lori, Franco Alpestre, Adolfo Fenoglio) . Il secondo fu la Storia di Zwirtala del Teatro Lalka di Varsavia, che con non più di 20 spettatori in sala affrontò la bellissima storia con la fierezza dei grandi attori.